Gentili Lettori, Gentili Lettrici,
Qualche parola per accompagnare la lettura di questo numero.1
Passeggiare: “camminare lentamente, per divertimento e distrazione o per esercizio fisico, spesso senza una meta precisa” come si fa quando si vuole almeno esplorare, avvertire un luogo. Certamente per gustare l’intorno. Per rimirarlo!
Rimirare: “mirare, guardare di nuovo: più spesso come equivalente di mirare, talvolta guardare con attenzione o meraviglia” alla ricerca del “bello”, del “nuovo”, del “perturbante”, del “disorientante” e/o del “tranquillo”. Di qualcosa che ci appaghi e che ci sorprenda.
Sorprendersi: “accorgersi, rimanere attonito e stupefatto per la meraviglia, meravigliarsi, stupirsi”. Per questo aprirsi e fare entrare sensazioni e percezioni rinnovate, perdere l’equilibrio e riaggiustarsi riadattando il proprio vedere, sentire e concepire. Emozionarsi, quindi? E forse mutando un po’?
Certo c’è anche poi il “sostare”: “fermarsi in un luogo per un tempo più o meno lungo” per poter raccogliere, sedimentare e rielaborare i giorni e tutto il passeggiare e tutto il rimirare; c’è bisogno di un conforto, un caffè!, per integrare l’esperito.
Eppur bisogna tornare: “avviarsi, essere diretti al luogo da cui si era partiti o da cui ci si era allontanati, rientrare o rimettersi nel luogo da dove si era venuti”. Tornare più ricchi, più curiosi, più disorientati, più pacificati…, forse diversi dal giorno della partenza. E ora da dove riprendere i giorni quotidiani?
Il ricordo, che interpella il cuore sostiene, nella melanconia lieve e stemperata dei giorni del passeggiare, la rinnovata bellezza del quotidiano.
Il tornare è sempre ricomposto.
Buona lettura, Francesco Caggio
1. I lemmi sono tratti dal vocabolario Treccani in rete.