Mia moglie e io abbiamo fatto un lungo percorso per accettare e comprendere l’autismo di nostro figlio Maxim. Ma la mia famiglia, e soprattutto i miei nipoti, conoscevano poco questa realtà.
Così ho deciso di scrivere loro delle lettere.
Le avrei scritte quando mi sentivo, se c’era il mood giusto bene, se no, avrei aspettato: non avevo fretta.
Ho voluto raccontare cosa è l’autismo, quel poco che so, ma soprattutto cosa significa nelle nostre vite a livello di emozioni e sentimenti. Mi sono affidato per lo più
a ricordi, episodi. E scrivendo mi sono accorto di aver fatto quello che avevo fatto molto poco fin lì: ho fatto lo zio.